sabato, 07 febbraio 2009
Vorrei segnalare l'iniziativa della "Consulta di Bioetica" che organizza in alcune città italiane un Sit In di protesta contro le decisioni del governo italiano in merito alla dolorosa vicenda di Eluana Englaro.
A Milano, Torino, Bologna, Verona, Roma e Pisa alle 17,30 di martedì 10 febbraio si svolgeranno delle manifestazioni nelle seguenti località:
Milano: Piazza San Babila,
Torino: Piazza San Carlo,
Pisa: Largo Ciro Menotti,
Roma: Campo dei Fiori,
Bologna: Piazza Nettuno,
Verona: Piazza Bra.
Maggiori informazioni su www.consultadibioetica.org
venerdì, 06 febbraio 2009
Una persona in Italia non si vuol assumere la responsabilità di "ucciderne" un'altra, ma si sta assumendo la responsabilità di uccidere la democrazia.
giovedì, 29 gennaio 2009
Qualche settimana fu annunciata una singolare campagna pubblicitaria da parte dell'Uaar, Unione Atei, Agnostici e razionalisti. Consisteva nel far circolare gli autobus del servizio urbano con una decalcomania con le seguenti parole: "La cattiva notizia è che Dio non esiste, quella buona è che non ne avrai bisogno".
La cosa fu subito messa in relazione con due fatti. Il primo è che Genova è la città del vescovo Bagnasco, capo della Conferenza Episcopale Italiana. La seconda è che Genova ospiterà la parata del Gay Pride il 13 giugno, in coincidenza con la processione religiosa del Corpus Domini, fatto contestato dalla curia locale.
Tralasciando di discutere sul fatto che celebrare l'Orgoglio Omosessuale il giorno di una ricorrenza religiosa sia o no di cattivo gusto, la proposta di far circolare questi mezzi ha suscitato enorme scalpore e una ridda di polemiche da parte delle autorità religiose e politiche, sia a livello locale che nazionale.
Quando lessi la notizia il mio primo pensiero fu quello di una goliardata e mi misi a ridere pensando alle reazioni che si sarebbero di lì a poco scatenate. Non ultima la reazione degli stessi autisti che si appellavano all'"Obiezione di Guida" in nome dell'obiezione di coscienza prevista in leggi ben più importanti come la 194 per l'interruzione volontaria di gravidanza. Come se il compito dell'autista non fosse quello di portare un mezzo pubblico con delle persone sopra ma la pubblicità sopra appiccicata.
Poi a cosa si sarebbe arrivato? Cittadini che aspettano sotto la pioggia un mezzo per diversi minuti e poi rifiutano di salirci perché in contrasto con la pubblicità? E magari aspettano il mezzo successivo, strapieno di altri "obiettori" come loro?
Si assiste alla millenaria lotta fra istituzioni cittadine legate allo stato laico e istituzioni religiose, nel pieno rispetto della tradizione Comunale di Guelfi e Ghibellini, in lotta per la supremazia. I primi per far valere i diritti della Stato laico e costituzionale i secondi per cercare di recuperare spazi, consensi e credibilità che perdono ogni giorno.
La notizia di oggi è che l'Uaar, che si è vista bocciare il primo progetto, è ritornata con un altro slogan, stavolta più "soft" che recita "La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. L'ottima è che credono nella libertà di espressione".
Da credente penso che effettivamente la prima scritta fosse eccessiva e offendesse la coscienza di gran parte dei cittadini.
In altre città d'Europa la pubblicità è andata in giro, non senza polemiche. In Italia soffriamo della vicinanza del Vaticano che ci imbriglia e ci impedisce, complice una classe politica troppo arrendevole e ossequiosa nei confronti del clero, di diventare un paese evoluto e capace di pensare in maniera illuminata, pur conservando quei valori che sono alla base della religione, ma che garantiscano il rispetto delle differenze di pensiero e di cultura. La pubblicità dell'Uaar che circolerà prossimamente a Genova è un pubblicità illuminata, in contrasto con quella "forte" che era stata pensata all'inizio.
Mi vengono in mente le polemiche senza fine sui crocefissi nei luoghi pubblici.
La Costituzione della Repubblica Italiana nell'Articolo 8 stabilisce il principio di laicità e tolleranza religiosa. Si riconosce che la religione cristiana, in particolare quella Cattolica, è la religione principale in quanto professata dalla maggioranza dei cittadini, ma non è la religione di stato e tutte le altre confessioni hanno pari dignità.
Tenendo conto che in un ufficio aperto al pubblico, ma anche in un ospedale o una scuola vengono a contatto cristiani, ma anche atei o di altre confessioni e senza giungere agli estremi di chi dice che il crocefisso rappresenta solo un cadaverino, perché uno Stato che si proclama laico deve imporre, mostrando in evidenza, un simbolo religioso che appartiene solo a una parte dei suoi cittadini? Questo senza impedire a chi vi lavora di indossare o mostrare nel proprio ambito personale ed in modo discreto i simboli della propria cultura e religione.
venerdì, 21 marzo 2008
"Per l'Alitalia mi impegno io!"
Così ha dichiarato il Cavaliere di Arcore ai cronisti che lo intervistavano.
Mi viene in mente il famoso personaggio di Zelig, quello dell Soccmacher.


Vuole sempre fare lo "sboroneeeeeeeee"....
giovedì, 13 marzo 2008
La battuta pronunciata da Silvio Berlusconi nei confronti del lavoro precario sarà stata, per lui, una battuta ironica. Ma, detta da un uomo pubblico che aspira a diventare Capo del Governo di una delle principali democrazie mondiali, ne denuncia la totale lontananza dalle necessità di una consistente fetta di italiani, nonché la totale mancanza di rispetto verso i suoi concittadini.
Per fortuna da qualche mese non appartengo più alla categoria dei precari poiché sono stato abbastanza bravo ed anche fortunato da guadagnarmi un contratto a tempo indeterminato presso l'azienda dove lavoro da più di due anni.
Purtroppo però alla categoria dei precari appartengono ancora diversi amici e amiche, una in particolare a cui voglio molto bene e che è stata la prima a cui ho pensato quando ho letto la notizia.
Non è giusto che ragazzi e ragazze giovani, che hanno fatto sacrifici per studiare e organizzarsi il futuro, che i loro genitori, che hanno fatto sacrifici a loro volta per assecondarli farli studiare, vengano presi in giro da quest’essere che ha avuto chissà in che modo le porte aperte verso la sua carriera.
Personalmente mi sono sentito molto offeso allo stesso modo di qualche mese or sono, quando un ministro, stavolta di centrosinistra, mi diede del “bamboccione”, insieme a tanti altri giovani italiani, colpevoli di vivere ancora in casa con i genitori e colpevoli di avere dei salari bassi che non consentono di comprare o affittare un appartamento e di condurre una vita autonoma.
Il prossimo 13 aprile penserò alla mia amica quando andrò a mettere il segno sulla scheda elettorale e spero che, insieme a me, gli italiani pensino ai lavoratori precari, condannati da contratti a tempo determinato i quali a volte, in preda ad una comprensibile disperazione, si tolgono la vita perché non vedono sbocchi.
Pensiamoci!!!
domenica, 02 marzo 2008
Chissà chi ha notato la camicia nera indossata ieri da Silvio Berlusconi, candidato premier per il Partito delle Libertà, durante il suo comizio elettorale a Bari.
Silvio è una macchietta, però quella camicia nera, indossata peraltro sotto il doppiopetto, è una preoccupante coincidenza. Ricordo di un passato che non si dovrebbe dimenticare perchè non si dovrebbe più ripetere.