lunedì, 13 luglio 2009
Un vecchio suono è tornato per qualche ora la scorsa notte. Un suono che non sentivo da tanti anni. Una voce che pensavo appartenesse ormai al regno dei ricordi  e che dopo tanti anni aveva parecchie cose da raccontare.
Un po' diversa da quella che, da bambino, udivo provenire dal giardino di casa di mia nonna. Quello, il verso del grillo, era un canto sommesso che raccontava favole ai bambini e li accompagnava verso il sonno con il suo monotono cri cri. Quello che ho sentito ieri prima di addormentarmi doveva essere un lontano parente di quel grillo. Era un grillo cittadino che emetteva un verso acuto. Chissà se il fatto di trovarsi in una metropoli come Milano anziché in una cittadina di provincia gli procurava qualche preoccupazione. Soprattutto considerato che, nonostante la tarda ora, si trovava in una zona trafficata.

Mi sono accorto da tempo di questi suoni che appartengono alla campagna.
Da qualche anno una colonia di rospi mette casa in un laghetto artificiale a poca distanza dalla mia abitazione e tutte le notti, all'inizio della primavera, dà il suo concerto a beneficio, o maleficio, delle orecchie che lo ascoltano o sono costrette a subirlo.

In centro poi, in mezzo alle aiuole, si possono sentire le cicale che con il loro frinire continuo, per nulla turbato dallo sferragliare dei tram e dal rombo delle automobili, danno una piccola illusione di campagna in mezzo alla città.

Proviamo quindi a mescolare il profumo dei fiori che crescono in mezzo ad alcune di queste aiuole, a chiudere gli occhi eliminando sia i rumori esterni ed il puzzo di certi scarichi e immaginiamo di trovarci in campagna circondati da dall'erba alta, oppure al mare in una fresca pineta. La nostra piccola oasi mentale di pace è completa.

A questo punto possiamo anche provare a pensare che forse la Natura stia riconquistando piano piano gli spazi che erano suoi prima che fosse costretta a cederli a noi, genere umano, che non ci siamo certo dimostrati dei campioni nella gestione di questo patrimonio a nostra disposizione.

Speriamo solo che non si tratti di un frutto della nostra illusione mentale.
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categoria:ricordi, sogni, personale, memoria, suoni, riflessione, profumi
domenica, 26 aprile 2009

Leggendo questo post non ho potuto fare a meno anche io di ricordare le mie estati ormai lontane passate a casa dei miei cugini in Sardegna.

Ho passato a casa loro periodi più o meno lunghi da quando avevo circa otto anni fino alla fine degli anni '80. A loro sono molto legato e di quelle vacanze conservo piacevoli ricordi.

I primi anni furono un po' traumatici per la verità. Io, figlio unico, arrivavo dalla città e mi ritrovavo in un contesto di paese con abitudini molto diverse rispetto alle mie. E naturalmente all'inizio mi trovavo un po' disorientato. Mi ritrovavo a svolgere una specie di "servizio militare" in cui ero la recluta e i cugini, in cinque tutti maschi, i nonni. Infatti, tutti più grandi di me, anche se uno solo di pochi giorni, facevano "branco" insieme per combinarmene di tutti i colori. Non certo con cattive intenzioni ma, presumo, con l'intento di togliermi un po' del guscio cittadino che mi avviluppava.

Uno dei tanti scherzi su cui ancora oggi amiamo soffermarci a fare quattro risate quando ci troviamo insieme era quello in cui volevano farmi credere che l'appartamento disabitato della casa dove abitavano e che veniva usato come soffitta fosse abitato da vampiri.

Avevo un po' di razionalità allora, che mi era stata inculcata e che mi faceva credere che tali esseri malvagi fossero solo il frutto dei racconti delle favole e che servissero solo per spaventare i bambini disobbedienti o, semplicemente, quelli che il pomeriggio dei giorni di sole non volevano stare rintanati in casa nelle ore di maggior caldo e volessero uscire a giocare lo stesso. In Sardegna di questi spiriti ne esistono svariati ma, a ben vedere, forse anche in altre regioni e Stati si tende a fare la stessa cosa.

Comunque, forte della mia cultura cittadina, non volevo assolutamente credere a questa presenza maligna. Mi era stato detto che un'intera famigliola si era installata al piano di sopra, proprio sopra la stanza dove dormivo io. Una famigliola di cui si conoscevano addirittura i nomi. Anselmo il babbo, Brigitta la mamma vampira e, ultimo, Succhiotto il figlioletto.

Bisogna dire, a onor del vero, che più sentivo parlare di queste presenze, più queste mie certezze si sfaldavano. I miei cugini si erano organizzati molto bene per architettare lo scherzo. Sotto la regia del fratello più grande, i bricconi avevano organizzato la trappola finale che avrebbe dovuto far saltare le ultime difese. Nella stanza dove era supposta la presenza dei vampiri avevano sistemato degli oggetti, tra cui una carrozzina per bambini. Oggetti che, manovrati nella penombra, avrebbero dovuto far intuire la presenza di esseri.

Sistemata la trappola, venni convocato alla presenza di Anselmo e della di lui famiglia. Fui accompagnato perché per la verità ero un po' dubbioso. Ma i dubbi dovevano essere fugati o confermati. Quando arrivai nella stanza dei misteri, al cospetto di Anselmo ci furono dei rumori e delle voci. Qualcosa si mosse e anche le mie ultime difese razionali saltarono. Feci uno scatto verso la porta di uscita e mi diedi ad una fuga precipitosa per le scale. Quando sentii la risata dei cugini ebbi una certezza. Sì ebbi la certezza che ero cascato in uno dei loro tranelli.

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categoria:bambini, vacanze, personale, sardegna, vampiri, scherzi, rimembranze
domenica, 08 febbraio 2009
Imposizione: dal tardo latino impositio¯ne(m), dal part. pass. di impone°re 'mettere sopra (qualcosa o qualcuno)'.

s. f
.
  1. l'imporre (anche fig.): l'imposizione del nome; imposizione di un obbligo, di un tributo | imposizione delle mani, (relig.) rito che consiste nel porre le mani sul capo di una persona; nella liturgia cattolica ha lo scopo di consacrare o di benedire
  2. ciò che è imposto; ordine, ingiunzione, spec. in quanto costituisca un atto d'arbitrio, di prepotenza: non sopporto imposizioni da nessuno
  3. (fin.) il sottoporre qualcuno o qualcosa a imposta | il complesso delle imposte
  4. (tip.) impostazione.

Definzione tratta dal dizionario on line Garzanti www.garzantilinguistica.it

Nel secondo caso, l'imposizione non è quasi mai gradita. Un'imposizione non giustificata non produce altro che l'aumento della distanza che separa chi la fa e chi la subisce. In modo particolare un'imposizione che sia strumento politico asservito agli interessi di una sola parte.
Al contrario, un'imposizione giustificata da una seria argomentazione basata su una discussione civile ed informata dei dati in possesso da entrambe le parti è senz'altro meno dolorosa da parte di chi la subisce. Non allontana ma colma le distanza fra le parti in causa e soprattutto va nell'interesse di tutti.
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categoria:personale, riflessione
giovedì, 14 agosto 2008
Finalmente dopo sette mesi e mezzo di "mazzo" mi son preso due settimane di ferie. Anche se penso che le trascorrerò prevalentemente in città, in attesa di quelle che verranno (spero) a settembre.
Mi sto quindi godendo il fuggi fuggi generale e la città vuota e silenziosa (fatti salvi i centauri rumorosi).
Ieri il primo giorno l'ho trascorso prevalentemente a oziare e leggere. Oggi invece l'ho dedicato alla cultura e sono quindi andato a vedere la mostra che è stata dedicata al pittore Ligabue e che si sta svolgendo a Palazzo Reale. Una mostra ricchissima di quadri e sculture che esprimono tutta la genialità di un uomo giudicato pazzo in vita e rivalutato troppo tardi nei suoi ultimi anni di vita.
Domani, se il tempo e la voglia lo permetteranno andrò in cerca di qualche scorcio cittadino da fotografare (senza troppe persone in giro).
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categoria:diario, personale
domenica, 06 luglio 2008

Finalmente in ufficio abbiamo concluso i lavori che portavamo avanti da più di tre mesi.

E' stata una fatica per tutti. Per i capi che dovevano coordinare i lavori, dare direttive, analizzare i problemi che venivano fuori, dare soluzioni. Per noi, programmatori e analisti che sulla base delle soluzioni proposte dovevamo scrivere del codice, testarlo, affrontare i problemi ed eventualmente proporre noi delle soluzioni.

Questo week end poi, nonostante la giornata invitasse a gite al mare o comunque in posti freschi di villeggiatura, abbiamo coronato queste fatiche mettendo in produzione il nostro lavoro. E' stato un week end teso, faticoso. Per alcuni la giornata è iniziata al mattino ed è finita a notte inoltrata.

Venerdì sera sono tornato a casa alle 23.30. Stanco morto. Con la prospettiva di poche ore di sonno prima di tornare nuovamente al lavoro, sabato, a finire quello che mi era stato assegnato.

Tornare a casa a quell'ora mi ha fatto comunque vivere un'esperienza per me inusuale: sentire i grilli in città , in un'aiuola vicino a casa, nonostante il traffico notturno.

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categoria:personale
mercoledì, 11 giugno 2008

Ebbene sì, erano diversi giorni che mi arrovellava questo dubbio: quante erano le Repubbliche Marinare? Alle volte i ricordi scolastici si annebbiano in un mondo pieno di elenchi di cose da ricordare e così mi ero fissato che fossero cinque invece che quattro. Quindi cominciavo a percorrere mentalmente le coste dello Stivale ed elencavo: Genova, Pisa, Amalfi, Venezia... Ogni volta che arrivavo a Venezia mi chiedevo "e poi?"

Finché mi sono deciso a controllare. Effettivamente erano quattro in Italia, ma diventano effettivamente cinque se contiamo Ragusa in Dalmazia.

Forse mi ero fissato con il cinque pensando ai cambiamenti climatici in atto e quindi pensando mentalmente alle cinque stagioni dell'anno, come fece quel personaggio politico che diversi anni fa parlò in un discorso delle nove province sarde. Ora per fargli quasi un piacere sono diventate otto, come i nani di Biancaneve: Dotto, Eolo, Pisolo, Gongolo, Brontolo, Cucciolo, Mammolo e... Silviolo.

Abituati ad obbedire ai nove Comandamenti, capita a volte di dimenticare qualcosa

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categoria:nonsense, personale
sabato, 07 giugno 2008

Oggi sarei dovuto essere in Trentino con mio cugino, invece sono rimasto a Milano perché ho pensato che tre ore e passa di viaggio di ritorno, la domenica sera, avrebbero senz'altro annullato il beneficio di un giorno e mezzo di riposo.

E così, ieri sera, sono andato all'aperitivo organizzato da un gruppo di lettori milanesi facenti parte della community di anobii, alla quale sono iscritto da ottobre dell'anno scorso.

La serata era organizzata in un elegante locale sito nelle vicinanze della Stazione Centrale, uno dei tanti locali alla moda della zona, frequentato da impiegati che escono dagli uffici e che iniziano la loro serata con un aperitivo.

Piano piano siamo arrivati tutti, alla spicciolata, qualcuno portando un libro. Tutti presentandoci come quelli del "Club dei lettori" e poichè fuori pioveva a dirotto, nonostante il locale si affacciasse su un portico, ci siamo sistemati all'interno in una zona un po' stretta, tanto è vero che alla fine quelli che erano arrivati per primi che erano in fondo al tavolo, come me, si sono alzati in piedi per andare a presentarsi agli ultimi arrivati.

E' stata una serata allegra, dove alla fine abbiamo parlato di libri, ma non solo. Come in tutti gli incontri organizzati fra appartenenti ad una community. Si vince la timidezza e si scopre di far parte di un gruppo di persone di tutte le età, di diversa estrazione e cultura, ma tutte accomunate dallo stesso interesse. In questo caso la lettura e, per qualcuno, anche la scrittura dei libri.

Alla fine è stato quasi un dispiacere dover abbandonare la compagnia, ma era tardi ed essendo in giro dal mattino presto ed avendo accumulato chilometri di metropolitana ed ore di seduta sulla poltrona dell'ufficio, il mio corpo reclamava un po' di relax tra le mura casalinghe, per non parlare anche dello stomaco che reclamava la cena.

Ci siamo dati l'appuntamento per il mese prossimo per un altro evento. Non vedo l'ora di parteciparvi. Incontri come quello di ieri dovrebbero però essere ripetuti più spesso fra concittadini, non solo per semplice scambio di opinioni, ma per creare nuovi legami di amicizia che vada oltre la semplice curiosità di sapere "tu che cosa leggi" o "quale autore preferisci".

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categoria:libri, diario, personale, lettura
domenica, 01 giugno 2008

Dall'archivio delle cose non fatte e a lungo rinviate ho tirato fuori due cartelline che ho messo nell'archivio delle cose in via di completamento.

La prima delle cose non fatte era la pulizia dei cassetti del mio comodino che se non sto attento rischiano di scoppiare, data la mia abitudine a conservare tutto. Ogni cosa per me è un ricordo, bello o brutto che sia, e come tale ha diritto di essere conservata. Il cassetto del comodino però è ovviamente limitato e, nel disordine, cominciavo ad avere difficoltà a trovare le cose che realmente mi occorrevano. Così ho cominciato dalle scartoffie e, stando bene attento a non buttare qualcosa che mi sarebbe potuto servire, ho eliminato un po' di carta. Con buona pace della Foresta Amazzonica e del clima terrestre che ne trarranno indubbio beneficio.

L'operazione non è ancora finita e credo che nei prossimi giorni verranno operate ulteriori selezioni di oggetti e carte che finiranno nel bidone della spazzatura.

La seconda cartellina dell'archivio riguardava qualcosa di più gradevole per lo spirito e per gli occhi, ovvero la visita della mostra dedicata ai Ligari, famiglia di pittori valtellinesi, che si tiene in questo periodo a Milano, divisa fra il Museo Diocesano e il Palazzo delle Stelline.

Per comodità, ho scelto di visitare per prima la mostra al Museo Diocesano, che è solo un assaggio di quella allestita al Palazzo delle Stelline, ma che presenta lo stesso opere di grande pregio. Quasi tutte provenienti dalla zona della Valtellina.

Visto che comunque l'assaggio è stato gradevole e appetitoso, non mancherò di visitare presto la mostra più grande, che chiude il 18 luglio.

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categoria:personale, archivio delle cose non fatte
martedì, 27 maggio 2008

Stamattina, mentre andavo al lavoro, nel tratto di strada da casa alla fermata della metropolitana ho visto un bambinetto che andava a scuola accompagnato dal babbo.

Andava alle elementari perché aveva una casacchina identica a quella che avevo io la bellezza di 26 anni fa quando frequentavo la stessa scuola. Probabilmente la mia sarà ormai polvere, anche perché alla fine dell'anno la dovevamo restituire all'Istituto e chissà quanti bambini l'avranno indossata dopo di me.

Passa il tempo, però le divise restano uguali e pure i ricordi.

 

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categoria:personale, rimembranze
venerdì, 23 maggio 2008

C'è proprio da chiederselo, visto che poi se qualcuno bara ci vanno di mezzo tutti, aumentando i costi dei biglietti.

Un esempio? Da qualche tempo sono stato mandato in trasferta in una sede diversa da quella dove lavoro e che si trova una fermata al di fuori della fascia urbana di Milano. Se per viaggiare all'interno della città si paga un euro, per quella appena più esterna si paga un euro e cinquantacinque centesimi (accipicchia, più di mille delle vecchie lire in più), senza contare che un biglietto vale per un ingresso solo in metropolitana. Se la devo riprendere dopo cinque minuti mi tocca timbrare un altro biglietto. Un furto.

Bene, da qualche giorno gli "sparvieri" sono appostati subito dopo le scale, prima dei tornelli di uscita, per verificare che qualcuno non faccia il furbo ed usi il biglietto urbano per quella fermata extracittadina in più.

I biglietti sono elettronici e non si scappa, quindi all'inizio del mio viaggio ho timbrato il mio, cumulativo, valido anche per la tratta fuori città. Quando ho visto che c'erano i controllori, ho preso dalla tasca un biglietto a caso (ne avevo anche di già timbrati) e senza badare se fosse quello appena timbrato o quello di ieri l'ho mostrato all'addetto il quale mi ha fatto tranquillamente passare. Quando poi ho guardato la data stampigliata mi sono accorto che era uno di quelli timbrati ieri.

Ma come li fanno i controlli i controllori? E' vero che non è facile controllare mille passeggeri che escono, però da un treno diretto in periferia, per giunta in una fermata di periferia non scendono mille passeggeri.

Mi auguro che l'ATM dia a ciascuno di loro una bella lente di ingrandimento in modo da verificare agevolmente che oltre alla validità del biglietto controllino anche la sua effettiva validità oraria!!!

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categoria:personale, vita da pendolare