mercoledì, 04 febbraio 2009
Fra tutti gli esponenti religiosi, quello che fino ad ora si è distinto in meglio sulla dolorosa vicenda di Eluana Englaro è l'arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi.

Pur essendo un sacerdote e quindi portatore di determinate convinzioni in fatto di vita umana, la sua unica indicazione è stata quella di rispettare il silenzio e di stringersi in preghiera vicino ai familiari della ragazza.

Eletto arcivescovo di Milano nel 2002, il cardinale Tettamanzi ha sempre avuto uno stile pacato, molto vicino alla gente, anche a chi non è credente, in controtendenza con quello di molti alti prelati della Chiesa Cattolica. Basti pensare alle sue dichiarazioni in merito alle coppie che scelgono la via della convivenza rispetto a quella del matrimonio, alle quali la Chiesa deve essere comunque vicina, alle sue posizioni in merito al Concilio e alle altre confessioni religiose, alla sua decisione concreta di aprire un fondo per assistere le vittime della recessione.

Avrebbe potuto essere eletto Papa nel 2005 contribuendo ancora di più a creare una Chiesa più aperta e disponibile ai bisogni delle persone. Persone come lui avvicinano le persone alla Chiesa anziché allontanarla, come purtroppo sta succedendo in questi ultimi anni.

Il 22 febbraio verrà in visita nella nostra Parrocchia e spero di poterlo andare a vedere.




Foto da Wikipedia
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giovedì, 29 gennaio 2009
Qualche settimana fu annunciata una singolare campagna pubblicitaria da parte dell'Uaar, Unione Atei, Agnostici e razionalisti. Consisteva nel far circolare gli autobus del servizio urbano con una decalcomania con le seguenti parole: "La cattiva notizia è che Dio non esiste, quella buona è che non ne avrai bisogno".
La cosa fu subito messa in relazione con due fatti. Il primo è che Genova è la città del vescovo Bagnasco, capo della Conferenza Episcopale Italiana. La seconda è che Genova ospiterà la parata del Gay Pride il 13 giugno, in coincidenza con la processione religiosa del Corpus Domini, fatto contestato dalla curia locale.

Tralasciando di discutere sul fatto che celebrare l'Orgoglio Omosessuale il giorno di una ricorrenza religiosa sia o no di cattivo gusto, la proposta di far circolare questi mezzi ha suscitato enorme scalpore e una ridda di polemiche da parte delle autorità religiose e politiche, sia a livello locale che nazionale.

Quando lessi la notizia il mio primo pensiero fu quello di una goliardata e mi misi a ridere pensando alle reazioni che si sarebbero di lì a poco scatenate. Non ultima la reazione degli stessi autisti che si appellavano all'"Obiezione di Guida" in nome dell'obiezione di coscienza prevista in leggi ben più importanti come la 194 per l'interruzione volontaria di gravidanza. Come se il compito dell'autista non fosse quello di portare un mezzo pubblico con delle persone sopra ma la pubblicità sopra appiccicata.
Poi a cosa si sarebbe arrivato? Cittadini che aspettano sotto la pioggia un mezzo per diversi minuti e poi rifiutano di salirci perché in contrasto con la pubblicità? E magari aspettano il mezzo successivo, strapieno di altri "obiettori" come loro?
Si assiste alla millenaria lotta fra istituzioni cittadine legate allo stato laico e istituzioni religiose, nel pieno rispetto della tradizione Comunale di Guelfi e Ghibellini, in lotta per la supremazia. I primi per far valere i diritti della Stato laico e costituzionale i secondi per cercare di recuperare spazi, consensi e credibilità che perdono ogni giorno.
La notizia di oggi è che l'Uaar, che si è vista bocciare il primo progetto, è ritornata con un altro slogan, stavolta più "soft" che recita "La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. L'ottima è che credono nella libertà di espressione".
Da credente penso che effettivamente la prima scritta fosse eccessiva e offendesse la coscienza di gran parte dei cittadini.

In altre città d'Europa la pubblicità è andata in giro, non senza polemiche. In Italia soffriamo della vicinanza del Vaticano che ci imbriglia e ci impedisce, complice una classe politica troppo arrendevole e ossequiosa nei confronti del clero, di diventare un paese evoluto e capace di pensare in maniera illuminata, pur conservando quei valori che sono alla base della religione, ma che garantiscano il rispetto delle differenze di pensiero e di cultura. La pubblicità dell'Uaar che circolerà prossimamente a Genova è un pubblicità illuminata, in contrasto con quella "forte" che era stata pensata all'inizio.

Mi vengono in mente le polemiche senza fine sui crocefissi nei luoghi pubblici.
La Costituzione della Repubblica Italiana nell'Articolo 8 stabilisce il principio di laicità e tolleranza religiosa. Si riconosce che la religione cristiana, in particolare quella Cattolica, è la religione principale in quanto professata dalla maggioranza dei cittadini, ma non è la religione di stato e tutte le altre confessioni hanno pari dignità.

Tenendo conto che in un ufficio aperto al pubblico, ma anche in un ospedale o una scuola vengono a contatto cristiani, ma anche atei o di altre confessioni e senza giungere agli estremi di chi dice che il crocefisso rappresenta solo un cadaverino, perché uno Stato che si proclama laico deve imporre, mostrando in evidenza, un simbolo religioso che appartiene solo a una parte dei suoi cittadini? Questo senza impedire a chi vi lavora di indossare o mostrare nel proprio ambito personale ed in modo discreto i simboli della propria cultura e religione.
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categoria:politica, religione, simboli, attualitĂ , chiesa cattolica, laicitĂ 
mercoledì, 28 gennaio 2009

Ha destato enorme scalpore ed un mare di polemiche la remissione della scomunica di quattro vescovi Lefebvriani il 24 gennaio da parte di Papa Benedetto XVI.

Fra di loro il vescovo Richard Williamson, noto per le sue teorie negazioniste. Egli infatti sostiene con forza che la Shoah è una pura invenzione degli ebrei e che in base alle sue prove nei campi di concentramento nazisti son morte "appena" trecentomila persone in confronto ai sei milioni che tutti conosciamo.

Queste dichiarazioni hanno suscitato naturalmente la reazione e lo sdegno di buona parte della comunità mondiale, in modo particolare perché la sentenza di remissione della scomunica di questi quattro vescovi è giunta a pochi giorni dalla celebrazione mondiale della Giornata della Memoria in cui si ricordano appunto i morti dei campi di sterminio nazisti.

Sono note infatti le posizioni dei Lefebvriani in merito al Concilio Vaticano II in quanto non hanno mai voluto accettare quanto stabilito alla fine dei Lavori.
Fra i documenti redatti al termine dei lavori del Concilio vi è la dichiarazione Nostra Aetate che riconosce "semi di verità" nelle altre chiese cristiane e nelle altre confessioni religiose. In modo particolare questa dichiarazione contiene l'abbandono dell'antisemitismo teologico, poiché per secoli gli ebrei erano deprecati e disprezzati dalle comunità cristiane in quanto responsabili della morte di Gesù.
Queste ed altre dichiarazioni non sono mai state ricevute dai seguaci di Monsignor Lefebvre in quanto considerate troppo in distacco con la tradizione cattolica.

La Chiesa purtroppo non è nuova a passi falsi di questo genere. L'iniziativa di riaccogliere al suo interno i cristiani che hanno smarrito la strada verso la salvezza è sicuramente apprezzabile e buona e rispecchia il dettato evangelico, ma
chi ottiene il perdono ne deve essere degno.

Chi nega l'Olocausto di sei milioni di persone e lo riduce ad "appena" due o trecentomila vittime, nonostante le testimonianze di chi da quella prova tremenda ne è uscito vivo, si rende complice di un crimine terribile e come tale non è degno di far parte della comunità cristiana e soprattutto non è degno di vestire l'abito sacerdotale in quanto non solo offende un popolo, ma offende l'intero genere umano, che comprende credenti e non, ed offende le stesse basi della propria fede.

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categoria:religione, riflessione, attualitĂ , chiesa cattolica, negazionismo