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sabato, 07 febbraio 2009
Vorrei segnalare l'iniziativa della "Consulta di Bioetica" che organizza in alcune città italiane un Sit In di protesta contro le decisioni del governo italiano in merito alla dolorosa vicenda di Eluana Englaro.
A Milano, Torino, Bologna, Verona, Roma e Pisa alle 17,30 di martedì 10 febbraio si svolgeranno delle manifestazioni nelle seguenti località:
Milano: Piazza San Babila,
Torino: Piazza San Carlo,
Pisa: Largo Ciro Menotti,
Roma: Campo dei Fiori,
Bologna: Piazza Nettuno,
Verona: Piazza Bra.
Maggiori informazioni su www.consultadibioetica.org
venerdì, 06 febbraio 2009
Una persona in Italia non si vuol assumere la responsabilità di "ucciderne" un'altra, ma si sta assumendo la responsabilità di uccidere la democrazia.
mercoledì, 04 febbraio 2009
Fra tutti gli esponenti religiosi, quello che fino ad ora si è distinto in meglio sulla dolorosa vicenda di Eluana Englaro è l'arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi.
Pur essendo un sacerdote e quindi portatore di determinate convinzioni in fatto di vita umana, la sua unica indicazione è stata quella di rispettare il silenzio e di stringersi in preghiera vicino ai familiari della ragazza.
Eletto arcivescovo di Milano nel 2002, il cardinale Tettamanzi ha sempre avuto uno stile pacato, molto vicino alla gente, anche a chi non è credente, in controtendenza con quello di molti alti prelati della Chiesa Cattolica. Basti pensare alle sue dichiarazioni in merito alle coppie che scelgono la via della convivenza rispetto a quella del matrimonio, alle quali la Chiesa deve essere comunque vicina, alle sue posizioni in merito al Concilio e alle altre confessioni religiose, alla sua decisione concreta di aprire un fondo per assistere le vittime della recessione.
Avrebbe potuto essere eletto Papa nel 2005 contribuendo ancora di più a creare una Chiesa più aperta e disponibile ai bisogni delle persone. Persone come lui avvicinano le persone alla Chiesa anziché allontanarla, come purtroppo sta succedendo in questi ultimi anni.
Il 22 febbraio verrà in visita nella nostra Parrocchia e spero di poterlo andare a vedere.
Foto da Wikipedia
venerdì, 30 gennaio 2009
Mi hanno insegnato a non dire bugie. Che la verità è una sola e come un gioco di sudoku ammette una sola soluzione.
Leggo oggi sul giornale le "verità" dei vescovi negazionisti sull'Olocausto, le "verità" di terroristi sulle loro fughe in paesi latinoamericani, le "verità" di oscuri personaggi italiani sul recente passato del nostro Paese.
Ognuno racconta una sua verità che appare torbida e mutevole a seconda di come la si guardi.
Una verità che appare solo in minima parte. Come la punta di un iceberg ci appare bianca e lucente ma nasconde una moltitudine di insidie e impurità nella parte sommersa.
giovedì, 29 gennaio 2009
Qualche settimana fu annunciata una singolare campagna pubblicitaria da parte dell'Uaar, Unione Atei, Agnostici e razionalisti. Consisteva nel far circolare gli autobus del servizio urbano con una decalcomania con le seguenti parole: "La cattiva notizia è che Dio non esiste, quella buona è che non ne avrai bisogno".
La cosa fu subito messa in relazione con due fatti. Il primo è che Genova è la città del vescovo Bagnasco, capo della Conferenza Episcopale Italiana. La seconda è che Genova ospiterà la parata del Gay Pride il 13 giugno, in coincidenza con la processione religiosa del Corpus Domini, fatto contestato dalla curia locale.
Tralasciando di discutere sul fatto che celebrare l'Orgoglio Omosessuale il giorno di una ricorrenza religiosa sia o no di cattivo gusto, la proposta di far circolare questi mezzi ha suscitato enorme scalpore e una ridda di polemiche da parte delle autorità religiose e politiche, sia a livello locale che nazionale.
Quando lessi la notizia il mio primo pensiero fu quello di una goliardata e mi misi a ridere pensando alle reazioni che si sarebbero di lì a poco scatenate. Non ultima la reazione degli stessi autisti che si appellavano all'"Obiezione di Guida" in nome dell'obiezione di coscienza prevista in leggi ben più importanti come la 194 per l'interruzione volontaria di gravidanza. Come se il compito dell'autista non fosse quello di portare un mezzo pubblico con delle persone sopra ma la pubblicità sopra appiccicata.
Poi a cosa si sarebbe arrivato? Cittadini che aspettano sotto la pioggia un mezzo per diversi minuti e poi rifiutano di salirci perché in contrasto con la pubblicità? E magari aspettano il mezzo successivo, strapieno di altri "obiettori" come loro?
Si assiste alla millenaria lotta fra istituzioni cittadine legate allo stato laico e istituzioni religiose, nel pieno rispetto della tradizione Comunale di Guelfi e Ghibellini, in lotta per la supremazia. I primi per far valere i diritti della Stato laico e costituzionale i secondi per cercare di recuperare spazi, consensi e credibilità che perdono ogni giorno.
La notizia di oggi è che l'Uaar, che si è vista bocciare il primo progetto, è ritornata con un altro slogan, stavolta più "soft" che recita "La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. L'ottima è che credono nella libertà di espressione".
Da credente penso che effettivamente la prima scritta fosse eccessiva e offendesse la coscienza di gran parte dei cittadini.
In altre città d'Europa la pubblicità è andata in giro, non senza polemiche. In Italia soffriamo della vicinanza del Vaticano che ci imbriglia e ci impedisce, complice una classe politica troppo arrendevole e ossequiosa nei confronti del clero, di diventare un paese evoluto e capace di pensare in maniera illuminata, pur conservando quei valori che sono alla base della religione, ma che garantiscano il rispetto delle differenze di pensiero e di cultura. La pubblicità dell'Uaar che circolerà prossimamente a Genova è un pubblicità illuminata, in contrasto con quella "forte" che era stata pensata all'inizio.
Mi vengono in mente le polemiche senza fine sui crocefissi nei luoghi pubblici.
La Costituzione della Repubblica Italiana nell'Articolo 8 stabilisce il principio di laicità e tolleranza religiosa. Si riconosce che la religione cristiana, in particolare quella Cattolica, è la religione principale in quanto professata dalla maggioranza dei cittadini, ma non è la religione di stato e tutte le altre confessioni hanno pari dignità.
Tenendo conto che in un ufficio aperto al pubblico, ma anche in un ospedale o una scuola vengono a contatto cristiani, ma anche atei o di altre confessioni e senza giungere agli estremi di chi dice che il crocefisso rappresenta solo un cadaverino, perché uno Stato che si proclama laico deve imporre, mostrando in evidenza, un simbolo religioso che appartiene solo a una parte dei suoi cittadini? Questo senza impedire a chi vi lavora di indossare o mostrare nel proprio ambito personale ed in modo discreto i simboli della propria cultura e religione.
mercoledì, 28 gennaio 2009
Ha destato enorme scalpore ed un mare di polemiche la remissione della scomunica di quattro vescovi Lefebvriani il 24 gennaio da parte di Papa Benedetto XVI.
Fra di loro il vescovo Richard Williamson, noto per le sue teorie negazioniste. Egli infatti sostiene con forza che la Shoah è una pura invenzione degli ebrei e che in base alle sue prove nei campi di concentramento nazisti son morte "appena" trecentomila persone in confronto ai sei milioni che tutti conosciamo.
Queste dichiarazioni hanno suscitato naturalmente la reazione e lo sdegno di buona parte della comunità mondiale, in modo particolare perché la sentenza di remissione della scomunica di questi quattro vescovi è giunta a pochi giorni dalla celebrazione mondiale della Giornata della Memoria in cui si ricordano appunto i morti dei campi di sterminio nazisti.
Sono note infatti le posizioni dei Lefebvriani in merito al Concilio Vaticano II in quanto non hanno mai voluto accettare quanto stabilito alla fine dei Lavori.
Fra i documenti redatti al termine dei lavori del Concilio vi è la dichiarazione Nostra Aetate che riconosce "semi di verità" nelle altre chiese cristiane e nelle altre confessioni religiose. In modo particolare questa dichiarazione contiene l'abbandono dell'antisemitismo teologico, poiché per secoli gli ebrei erano deprecati e disprezzati dalle comunità cristiane in quanto responsabili della morte di Gesù.
Queste ed altre dichiarazioni non sono mai state ricevute dai seguaci di Monsignor Lefebvre in quanto considerate troppo in distacco con la tradizione cattolica.
La Chiesa purtroppo non è nuova a passi falsi di questo genere. L'iniziativa di riaccogliere al suo interno i cristiani che hanno smarrito la strada verso la salvezza è sicuramente apprezzabile e buona e rispecchia il dettato evangelico, ma chi ottiene il perdono ne deve essere degno.
Chi nega l'Olocausto di sei milioni di persone e lo riduce ad "appena" due o trecentomila vittime, nonostante le testimonianze di chi da quella prova tremenda ne è uscito vivo, si rende complice di un crimine terribile e come tale non è degno di far parte della comunità cristiana e soprattutto non è degno di vestire l'abito sacerdotale in quanto non solo offende un popolo, ma offende l'intero genere umano, che comprende credenti e non, ed offende le stesse basi della propria fede.
sabato, 13 settembre 2008
Abbiate sempre il coraggio di dire sempre ciò che pensate.
Forse in questi giorni il grande coraggio devono averlo avuto i Leader delle nazioni latinoamericane che, dopo anni di sfruttamente da parte delle grandi multinazionali Yankees, hanno alzato la testa e hanno letteralmente mandato al diavolo il gigante del piano di sopra rimandando a casa, come è successo in Bolivia e in Venezuela, gli ambasciatori USA.
Gli Stati Uniti sono a pezzi e non solo a causa degli uragani che in questi giorni stanno devastando le loro coste, una vendetta della natura per non aver mai ratificato il Protocollo di Kyoto, ma anche economicamente e da molto prima del famigerato 11 Settembre.
Eppure, nonostante tutto questo, il loro comportamento verso il resto del mondo è sempre stato arrogante. Oggi raccolgono i risultati di quello che è stato seminato negli ultimi decenni. Gli stati latinoamericani, dal canto loro, sono finalmente diventati consci delle loro risorse e per lo sfruttamento di queste chiedono alle nazioni ricche un trattamento paritario che è sempre stato loro negato.
Non solo. Dopo decenni di dittature sanguinarie, quasi sempre al servizio del gigante Yankee, in questi Stati sta cominciando, sia pure con le dovute cautele ed eccezioni, a maturare una certa cultura democratica, soprattutto in nazioni come Brasile e Argentina.
La transizione è dolorosa e le cronache che arrivano dalla Bolivia, suggeriscono che il processo è embrionale e ancora a rischio di essere stroncato prima ancora di nascere. Sia per colpa degli interventi provenienti dall'esterno, sia da quelli interni, avidità e brame di potere da cui i Leader non sono immuni, ma che dovrebbero saper controllare per il bene delle nazioni che governano.
L'unica speranza è che questo non succeda e che finalmente a trarne vantaggio siano tutti e non i soliti pochi.
venerdì, 21 marzo 2008
"Per l'Alitalia mi impegno io!"
Così ha dichiarato il Cavaliere di Arcore ai cronisti che lo intervistavano.
Mi viene in mente il famoso personaggio di Zelig, quello dell Soccmacher.


Vuole sempre fare lo "sboroneeeeeeeee"....
domenica, 16 marzo 2008
Mi è insopportabile vedere quello che sta succedendo in Tibet in questi giorni.
E' insopportabile che ai giorni nostri esistano ancora delle tirannie che tengono sotto il loro giogo intere popolazioni. Che impongono loro anche i capi spirituali.
Ed è insopportabile che una di queste tirannie sia integrata nel sistema economico mondiale, quasi che le altre potenze economiche siano in qualche misura complici di quello che sta accadendo.
Talmente integrata che fra qualche mese si svolgeranno nella sua Capitale i Giochi Olimpici, ai quali parteciperanno gli atleti di tutto il mondo e dove ci saranno anche sponsor di aziende multinazionali, molte delle quali hanno le loro basi di produzione in questa Nazione.
Molto probabilmente, da quest'evento, queste multinazionali ricaveranno molti soldi. Dimenticando che nel Paese ospitante i Giochi c'è gente che lotta per i diritti umani e che finisce in carcere per la difesa di questi e per la diffusione di idee che sono considerate contrastanti con la "dottrina" governativa.
C'è chi dice di boicottare le Olimpiadi, ma boicottarle, oltre a danneggiare gli atleti che non sono responsabili degli eventi e che hanno lavorato anni facendo sacrifici per potervi partecipare, servirebbe solo a rendere il clima più cupo e incattivire gli animi. Tanto più che le Olimpiadi erano, e dovrebbero essere ancora, un simbolo di pace e fratellanza mondiale.
Nel nostro piccolo noi, semplici cittadini del mondo, possiamo fare qualcosa per questi fratelli tibetani che oggi soffrono. Poiché il Paese che li domina è integrato nell'economia mondiale e fornisce le multinazionali mondiali, quello che dovremmo fare è dare un colpo all'economia di questa nazione eliminando, o riducendo al massimo, gli acquisti di prodotti che provengono da essa.
Mi rendo conto che non è facile e che forse è una pozzanghera nel mare, ma se lo facessimo tutti veramente, con molta probabilità sarebbe un gesto dimostrativo che costringerebbe, senza spargimento di sangue, ad un drastico cambio di rotta i governanti di questo paese, verso un maggior rispetto dei diritti democratici ed umani.
Pensiamoci ogni volta che ci accingiamo ad un acquisto.
giovedì, 13 marzo 2008
La battuta pronunciata da Silvio Berlusconi nei confronti del lavoro precario sarà stata, per lui, una battuta ironica. Ma, detta da un uomo pubblico che aspira a diventare Capo del Governo di una delle principali democrazie mondiali, ne denuncia la totale lontananza dalle necessità di una consistente fetta di italiani, nonché la totale mancanza di rispetto verso i suoi concittadini.
Per fortuna da qualche mese non appartengo più alla categoria dei precari poiché sono stato abbastanza bravo ed anche fortunato da guadagnarmi un contratto a tempo indeterminato presso l'azienda dove lavoro da più di due anni.
Purtroppo però alla categoria dei precari appartengono ancora diversi amici e amiche, una in particolare a cui voglio molto bene e che è stata la prima a cui ho pensato quando ho letto la notizia.
Non è giusto che ragazzi e ragazze giovani, che hanno fatto sacrifici per studiare e organizzarsi il futuro, che i loro genitori, che hanno fatto sacrifici a loro volta per assecondarli farli studiare, vengano presi in giro da quest’essere che ha avuto chissà in che modo le porte aperte verso la sua carriera.
Personalmente mi sono sentito molto offeso allo stesso modo di qualche mese or sono, quando un ministro, stavolta di centrosinistra, mi diede del “bamboccione”, insieme a tanti altri giovani italiani, colpevoli di vivere ancora in casa con i genitori e colpevoli di avere dei salari bassi che non consentono di comprare o affittare un appartamento e di condurre una vita autonoma.
Il prossimo 13 aprile penserò alla mia amica quando andrò a mettere il segno sulla scheda elettorale e spero che, insieme a me, gli italiani pensino ai lavoratori precari, condannati da contratti a tempo determinato i quali a volte, in preda ad una comprensibile disperazione, si tolgono la vita perché non vedono sbocchi.
Pensiamoci!!!